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Il respiro del mare

Pubblicato da in romanzi · 7/7/2013 15:43:41
Tags: ilrespirodelmarediSergioRuggiero



Recensione de’ "Il respiro del Mare" di Sergio Ruggiero

Sono un insegnante di Benevento

Mi sono imbattuto nel Suo romanzo, a Catanzaro Lido. Sono stato incuriosito dalla copertina, e dal sottotitolo "Italia, Amantea, 1571. Sullo sfondo di un’Europa in affanno di fronte alla minaccia islamica ottomana, la storia di un amore sconfinato e di un tempo oscuro in cui tramarono dèmoni e vissero giganti.", dato che sono un appassionato del mistery medievale, un genere letterario molto diffuso, forse inflazionato, ma nel suo caso, devo dire, interpretato con abilità narrativa e con linguaggio semplice e scorrevole, in grado senza dubbio di definire agevolmente un profilo completo di una vicenda complessa calata nel XVI secolo e dei suoi protagonisti senza ricorrere a noiose dissertazioni. Il racconto non è soltanto azione, benché ve ne sia tanta, e di qualità. E’ un romanzo aperto a numerose chiavi di lettura: un romanzo sociale, sentimentale, storico, mistico, e che dà l’idea di un’epoca e una terra evidentemente ricca di misteri, di tradizioni, di storia. Un romanzo vero, in cui la potenza dell’amore trascende la dimensione umana, attrezzando l’uomo fino al punto di renderlo immortale, capace di attraversare il mare con lo spirito, capace di trasformare minorità sociale e menomazione fisica in formidabili punti di forza. Infatti è il romanzo della gente semplice, dei più poveri. Sono loro i protagonisti, non i baroni, non i ricchi, non i regnanti, che fanno solo da degno contorno alle vicissitudini profonde dei più piccoli. Magnifico è il confronto tra Remigio e Betta, di altissimo livello, intorno al quale esito si consuma il mistero svelato in conclusione, con una uscita di scena efficacemente tragica e carica di significati, un magistrale colpo di scena. Bello il personaggio di Petrilishca, la figura eroica del romanzo, eroica in tutto, nella sofferenza, nei grandi gesti, e nell’ottogramma segnato sul torace: un predestinato. Bella la figura del priore francescano, il saggio, dall’etica granitica, dall’assoluta consapevolezza di Dio e del bene, in grado di mantenere dritta la barra anche nei momenti della massima confusione. Mi lasci dire della "Curandera", la strega, un soggetto portentoso, affascinante, esempio sublime di una cultura sincretica in quanto tale grande e antica, in grado di indagare e di percorere strade ignote all’ordinarietà, sacre e profane, abile a trafficare con l’arcano, nella preparazione del medicamenti con le erbe e nella pronuncia di formule segrete tramandate, nell’invocazione dei soccorsi e nell’attività dell’esorcismo. Una bella intuizione, una descrizione perfetta e convincente, l’amore e la magia come strumento di umanità e di altruismo puro, fino al compimento del sacrificio estremo per il bene di Mariella, la sua protetta. Mi lasci dire delle bande dei bambini, attori e comprimari di una scenografia in continuo movimento, descrittori e testimoni perfetti, nella loro semplicità, della vita vera e delle aspirazioni profonde di una comunità.   Il contenuto emozionale del romanzo è notevole, reso, devo dire, con freschezza, passo dopo passo, senza sbavature, con un linguaggio a tratti brutale nella chiarezza descrittiva delle immagini e delle situazioni, ricco suspence, di tristezze, di ilarità. Ricco di odori, di olezzi insopportabili (le scene nelle locande sono sublimi, la descrizione del porto di Amantea di altissimo livello, degno del miglior Umberto Eco) e di profumi deliziosi, profumo di incanto, vaniglia ed acqua di lavanda, e con indubbia padronanza storiografica: mi riferisco alla contestualizzazione storica, di cui ho avuto riscontro con una piccola ricerca su internet, stimolata dalla lettura del testo: ad esempio, mi sono compiaciuto nel riscontrare la guerra di corsa delle Feluche di Bovalino (ho qualche amico da quelle parti), che lei ha evocato e ricostruito epicamente, un fatto realmente accaduto. Da questo punto di vista emerge una Calabria interessante, anche con fatti solo in apparenza secondari ai quali, io credo, abbia fatto bene a dare risalto.
Il romanzo risolve l’intricata trama in poche pagine, in modo vibrante e commuovente, con uno scuotimento vero e proprio: il cerchio si chiude, i destini si compiono, gli eroi conquistano l’eternità, il male divora se stesso, qualcuno riesce a riscattarsi, qualcuno no, ma l’amore di Sbardo e Mariella finalmente trionfa, grazie alla Curandera, al priore francescano, a Petrilishca, a Ramadan, a don Remigio, a Nitto de’ Tilari, ai tanti comprimari di lusso che pure svolgono un ruolo eccellente, e dopo avere superato spaventose insidie. Mi sono commosso. "Il respiro del mare" è un bellissimo romanzo, un romanzo corale, dalla trema esaltante, sicuramente in grado di scuotere i sentimenti del lettore.
Ho trovato la Sua mail su internet, mi permetta di farLe i complimenti siceri.
Sono un insegnante di Benevento, una città di streghe, come lei ha opportunamente riportato nel romanzo.

                     






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